da quando ho visto i negativi delle otturazioni al piombo che ho in bocca, ho ricominciato a pensare a galaverna. diversi anni fa - quando ancora non sapevo cosa significasse autoprodurre un proprio lavoro a fumetti - sono stata trascinata alla prima edizione di “crack! fumetti dirompenti”, una mostra mercato non convenzionale riguardo il fumetto. era, e credo sia tutt’ora allestita, al forte prenestino (roma). mi venne detto che quel festival si preannunciava una figata, perchè avrebbero dato parecchio rilievo alle autoproduzioni. a u t o p r o d u z i o n i. tornai a casa cupa. mancavano due settimane ed io volevo assolutamente dare il mio contributo. fotocopiare tavole sarebbe stato sleale - ed era impensabile rivolgersi ad una topografia, visti i prezzi.. ma se fossi riuscita a incidere direttamente i negativi delle tavole che avevo in mente.. ci avrei potuto spalmare l’inchiostro sopra e stamparle in serie! furono due settimane di delirio, mi ricordo di aver apportato le ultime rifiniture al littering - anche quello inciso e stampato o composto ceon dei timbri di gomma - in ostello a roma, su uno di quei tavolini destinati alla colazione. ormai non pensavo ad altro / non vedevo l’ora che tutto fosse finito. ricordo che nessuno comprò galaverna, ma il trinchero riuscì a scambiarne un paio di copie con altre autoproduzioni. credo che nessuno abbia sospettato della mole di lavoro che c’era dietro a ogni tavola, solo perchè erano stampate così bene che sembravano fotocopie. sob.a distanza di anni eccomi - in ferie forzate per una settimana - ad incidere la quinta tavola di un mini fumetto di un tizio che ha perso la testa per una grassona.
è una figata, chi sarebbe altrettanto folle da produrre un fumetto in questo modo? eh?